Il confine
Spesso ci sentiamo sospesi. Come se ci fosse un confine invisibile sotto i nostri piedi: da una parte la persona che siamo stati fino a ieri, dall’altra quella che stiamo lentamente diventando. Non è un confine netto, non hacartelli né indicazioni chiare. È fatto di esitazioni, di silenzi, di domande che non trovano subito risposta. È lì che ci fermiamo, a volte senza rendercene conto, con una sensazione strana addosso: non siamo più del tutto quelli di prima, ma non siamo ancora pronti a riconoscerci in ciò che verrà.
In quel punto di mezzo convivono nostalgia e paura. La nostalgia per ciò che era familiare, anche quando ci stava stretto. La paura di cambiare davvero, perché cambiare significa perdere qualcosa, lasciare andare versioni di noi che ci hanno protetto, che ci hanno permesso di sopravvivere. Spesso continuiamo a indossarle per abitudine, anche quando sentiamo che non ci rappresentano più. E allora piano piano nasce un conflitto: restare dove sappiamo chi siamo, o avanzare verso qualcosa che ancora non conosciamo, ma che sentiamo necessario.
Questo confine non è fatto solo di dolore, ma anche di crescita. È il luogo in cui impariamo ad ascoltarci davvero, dove capiamo che cambiare non significa tradire ciò che siamo stati, ma dargli un senso più profondo. Ogni fragilità che emerge, ogni dubbio che ci attraversa, è una prova del fatto che ci stiamo muovendo. Non c’è trasformazione senza smarrimento, né evoluzione senza un momento in cui ci sentiamo incompleti. È proprio lì, in quella incompletezza, che qualcosa dentro di noi inizia a riorganizzarsi.
Prima o poi tutti attraversano questo spazio. Arriva quando la vita ci chiede di essere più onesti con noi stessi, quando ciò che eravamo non basta più a contenere ciò che sentiamo. È un passaggio lento, spesso invisibile agli altri, ma profondissimo per chi lo vive. E anche se fa paura, anche se ci fa sentire soli, è uno dei momenti più autentici dell’esistenza: quello in cui smettiamo di aggrapparci a definizioni rigide e iniziamo, con cautela, a diventare davvero chi siamo destinati a essere.
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