Filosofi nelle aziende top A.I.
La società ha passato, negli ultimi 50 anni della sua storia (si potrebbe dire dalla vittoria del capitalismo sul comunismo alla fine della guerra fredda), da un approccio alla vita nel mondo più umanistico e naturale all’algoritmo freddamente efficiente dei computer. Come per ogni rivoluzione importante nelle scienze, la vita delle persone ne è stata influenzata: l’industria tessile nel diciottesimo secolo, come la nascita del WorldWideWeb nel 1991 e infine, circa due o tre anni fa, l’arrivo dell’intelligenza artificiale (già sviluppata da decenni) nelle mani di chiunque si possa permettere un cellulare. In questo ‘lungo’ tempo di innovazioni e progressivo switch mentale della società verso le STEM, ora con questa corsa alla supremazia AI (che è il picco, per ora, dell’evoluzione tecnologica dell’umanità), che cresce troppo velocemente (e deve farlo, perché chiunque ha il modello più intelligente ha il potere sugli altri) per essere monitorata onde evitare attacchi hacker alle reti mondiali. Un esempio clamoroso di questo fenomeno è l’attacco informatico di alcuni agenti A.I. di ChatGPT che sono evasi (in modo completamente autonomo) dalle loro ‘celle’ nei server OpenAI dove venivano allenati, ed hanno preso informazioni sensibili da un server di un’azienda chiamata HuggingFace, violando la legge federale americana e quindi aggiudicandosi una pena molto seria, se fossero esseri umani. È stato caricato da poco su Netflix un breve documentario a riguardo per chi fosse interessato.
Ricordo che, anche se sembra una di quelle tante cose brutte (ma lontane) raccontate al telegiornale, ma invece come tutte le cose brutte che vediamo al telegiornale è vicina e tutti quanti ci siamo dentro fino al collo; infatti nel periodo di settembre di quest’anno alcune delle aziende più competitive nel settore A.I. hanno aperto delle posizioni per persone laureate in filosofia e ingegneri ricercatori che avrebbero lavorato insieme con l’obbiettivo di ‘‘comprendere, valutare e affrontare meglio le preoccupazioni relative al potenziale benessere e allo status morale dei sistemi di intelligenza artificiale’’. Personalmente, ho trovato interessante come l’umanità si sia incamminata verso questa meta della conoscenza completa della realtà attraverso la tecnologia, matematica, fisica, biotecnologie ecc., ed ora dobbiamo tornare a consultare l’opinione di quelle persone che studiano e avanzano le materie umanistiche, ormai da anni considerate ‘inutili’ e ‘superate’.
Ovviamente, in modo meno romanzato, le aziende hanno calcolato ogni possibilità per ottenere il profitto maggiore e probabilmente ingaggiare filosofi avrebbe fatto buona pubblicità e magari attratto investitori, oppure avrebbe aiutato i loro ‘sistemi’ ad essere in regola per una possibile legge internazionale sui requisiti (AI Act) base di un agente artificiale… Non si può sapere quale sarà la prossima mossa dei ‘big tech’ americani, però sappiamo che avranno carta bianca fino alla fine della presidenza del presidente Donald Trump, che ha ripetutamente e spudoratamente agito più nell’interesse dei suoi investitori che in quello del suo stesso Paese.
La mia previsione per i prossimi anni è un ritorno radicale alla realtà ‘analogica’ della società, con la creazione di movimenti politici e mode nei vari campi dell’espressione di pensiero che verteranno sull’idea radicale che l’intelligenza artificiale è intrinsecamente riconosciuta come il male e la fine del mondo (non intesa in senso metaforico, ma letterale); probabili conflitti armati in diversi paesi di primo mondo tra la popolazione esausta e le entità controllate dagli individui che hanno investito miliardi per l’avanzamento dell’intelligenza artificiale.
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