Mondiali 2026: un filo sospeso fra calcio e guerra

Emanuele
Scritto da Emanuele -
Mondiali 2026: un filo sospeso fra calcio e guerra

Il Campionato del Mondo di calcio è, probabilmente, la manifestazione più attesa dagli appassionati di sport, anche più delle Olimpiadi. Tuttavia, le grandi tensioni geo-politiche interne all’America e quelle scoppiate recentemente in Medio-Oriente, rischiano di influenzare l’ordinale svolgimento della competizione, che prenderà luogo quest’estate nei paesi di Canada, Stati Uniti e Messico.

Dopo l’edizione qatariota del 2022, la prima tenutasi durante i mesi invernali di novembre e dicembre, la 23^ edizione del Campionato del Mondo di calcio sarà la prima nella storia a tenersi in 3 stati differenti: dalla sua nascita, nel lontano 1930, il mondiale di calcio si era sempre tenuto in un unico paese (fatta eccezione per l’edizione del 2002, svolta in Giappone e Corea). Tuttavia, a soli tre mesi dalla cerimonia di apertura, lo stato messicano è ancora sconvolto dall’uccisione di Nemesio Oseguera Cervantes, in arte “El Mencho”, il più grande leader del cartello “Jalisco Nueva Generación”. A seguito dell’uccisione di “El Mencho”, il torneo rischia di tenersi in condizioni di sicurezza preoccupanti, in quanto il cartello di Jalisco non è di certo rimasto a guardare, bensì ha appiccato incendi e creato scompiglio in tutta la città di Guadalajara.

Le città messicane interessate dal mondiale saranno Monterrey, Città del Messico e Guadalajara, quest’ultima (dove si terranno quattro match della fase a gironi) luogo dell’uccisione del boss messicano, come anticipato in precedenza.

A settembre, già da prima dell’uccisione del narcotrafficante, il presidente degli USA Donald Trump aveva affermato che, in caso la città ospitante non dovesse essere ritenuta sicura per ospitare i match, la sede potrebbe essere trasferita ad un’altra città.

Non bisogna inoltre trascurare la questione ICE, che a inizio anno ha sconvolto tutta l’America con un’operazione di contrasto all’immigrazione clandestina, azione portata avanti da arresti e uccisioni di cittadini. Si conta che tra dicembre 2025 e febbraio 2026, gli agenti dell’ICE abbiano condotto all’arresto circa 4.000 persone, alcune di queste attiviste, altre semplici cittadini americani.

Alle tensioni interne, bisogna, infine, aggiungere i conflitti scoppiati poche settimane fa in Medio-Oriente, i quali hanno interessato, prevalentemente, gli stati di Iran e Stati Uniti, oltre ad alcune regioni di Qatar, Arabia Saudita, Bahrain, Iraq e Dubai, colpite da droni Iraniani.

Pochi giorni fa, a seguito degli attacchi, la nazionale iraniana ha deciso di non prendere parte alla competizione, nonostante il presidente Trump abbia assicurato che “la nazionale è benvenuta ai Mondiali”.

Il direttore operativo del torneo, Hermo Schirgi, ha inoltre rassicurato tutti quanti che il Mondiale non verrà rinviato, bensì si disputerà regolarmente: “Il mondiale - afferma Schirgi - è un evento troppo grande per essere rinviato e ovviamente andrà avanti. La situazione è in evoluzione ogni giorno, la stiamo monitorando attentamente. Speriamo che tutti coloro che si sono qualificati possano partecipare. […] Considerato lo stato del mondo oggi, sarà una grande opportunità per unire i popoli”.

Insomma, a soli tre mesi dall’inizio del più grande evento calcistico a livello mondiale, nulla è ancora dato per scontato: il numero di partecipanti, le sedi delle partite… e probabilmente non lo sarà fino all’ultimo istante.

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