Stessi tacchetti, stessa passione

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Stessi tacchetti, stessa passione

Barbara Bonansea prende 40.000 euro all’anno.

Un suo collega della Juve maschile, con le stesse presenze in Nazionale, prende 7 milioni.

Si allenano entrambi a Vinovo, 5 volte a settimana. Stessa palestra, stesso medico, stessa maglia. Se il valore di un calciatore è quanto si allena e quanto vince, perché il suo stipendio vale 175 volte meno? Qui non si tratta di calcio diverso ma di lavoro uguale, pagato diverso.

E il problema non è solo lo stipendio

  • Il campo: Fino a due anni fa, molte squadre di Serie A femminile si allenavano su campi in affitto, senza spogliatoi fissi. La Juve maschile ha 3 campi solo per il recupero infortuni. Questo non è “meno talento”, è meno possibilità
  • La visibilità: La finale di Champions maschile la danno ovunque. Quella femminile, vinta dalla Juve nel 2022, molti l’hanno cercata su YouTube perché in TV non c’era. Se non le vedi, come fai a dire che non sono brave?
  • Il giudizio: Quando un maschio sbaglia un gol è “una giornata no”. Quando lo sbaglia una femmina è “ecco, vedi, è per questo che non lo guardo”. L’errore di uno diventa la colpa di tutte.

È solo l’inizio…

Allora perché Barbara Bonansea prende 175 volte meno? Non perché vale meno. Ma perché siamo ancora all’inizio di una rivoluzione.

La rivoluzione è questa: fino al 2022 in Italia una calciatrice non era nemmeno considerata una lavoratrice. Doveva firmare come dilettante, anche se giocava in Serie A.

Oggi per legge è una professionista. Stipendio, maternità, assicurazione. È successo 4 anni fa, non 50.

Vuol dire che tutto quello che vediamo ora - gli stadi pieni, le maglie vendute, le bambine che vogliono fare la calciatrice - è successo in 4 anni. Immagina tra 10.

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