Testo - Rubrica 2

Nicolò
Scritto da Nicolò -
Testo - Rubrica 2

La luce fioca proveniva dalla cella accanto, probabilmente era stata rotta da qualche detenuto annoiato. Una lama di chiarore tagliava la penombra e gli cadeva sul volto, lasciando metà della sua faccia in ombra e metà attraversata da riflessi sudati. Stava seduto sul bordo del letto di metallo, aveva uno sguardo immobile, profondo, nero come se non avesse altro che pupilla. Non fischiettava. Non respirava forte. Attendeva. I dettagli della sua faccia erano una mappa di cicatrici: graffi profondi, paralleli, alcuni recenti, altri raggrinziti come plastica fusa. Scendevano dalla tempia allo zigomo, attraversavano il mento e scomparivano sotto la mascella. La sua figura smilza sembrava piccola ed esile in uniforme da detenuto, ma bisognava guardarlo attentamente per percepire l’anima oscura che lo abitava. Il suo tatuaggio sul polso era parte della fama che lo precedeva: si dice che in passato era un normale pendolare del centro finanziario della città, ma poi è stato rapito e torturato per anni in un laboratorio militare illegale che mirava a creare il prossimo super soldato.

“Non riesco a guardarlo negli occhi” dice la prima guardia, sistemandosi il fucile sulla spalla. “Hai visto cosa c’è scritto nel suo dossier?” “Io l’ho visto di persona, fratello” risponde l’altra. “Una volta, mentre lo scortavamo in prigione, ha distrutto le manette. Le ha disintegrate, come se fossero fatte di carta stagnola. Poi ha preso la porta d’acciaio del furgone e l’ha piegata con le mani! Abbiamo dovuto sparargli alle gambe per fermarlo, ma lui… lui continuava a ridere.

Un silenzio pesante riempie il corridoio. Le luci tremolano.

“Già. Ma non è neanche la cosa peggiore” rispose la prima guardia, asciugandosi il collo con un fazzoletto. “Io c’ero quel giorno davanti alla banca della zona industriale. Era in mezzo alla strada, pronto a entrare. Abbiamo aperto il fuoco, tre pattuglie intere. Erano come gocce di pioggia per lui. Non una ferita. Ha fatto un passo avanti e si è messo a ridere… sai quella risata che non è neanche una risata?” al che la seconda guardia rispose “E ogni volta la stessa cosa. Si lascia catturare. Ci ride in faccia, Poi scappa. E tutto ricomincia. Come se fosse un gioco.” per provare il suo punto, la prima guardia continuò “Ho sentito che dopo quella storia alla fiera del centro” continua la prima guardia ne ha fatti a pezzi, decine. Donne, uomini, bambini. E poi è rimasto in piedi davanti ai corpi. Sorrideva. Non è umano, te lo dico io.”

Improvvisamente un colpo secco, metallico, rimbomba nel corridoio. Le luci tremano di nuovo, più forte. Un rumore tumultuoso si solleva da lontano. Le guardie smisero di parlare di colpo. “Cos’è stato quello?” “Non lo so… viene dal settore D…”

La prigione era ormai un caos di luce intermittente e urla dei detenuti e poi, un altro suono si sentì: passi. Veloci, leggeri, mentre si avvicinano.

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