L'Italia che dimentica i suoi veterinari

Elisa
Scritto da Elisa -
L'Italia che dimentica i suoi veterinari

In questo periodo, mentre partecipo agli incontri di orientamento per capire quale università scegliere, mi sto rendendo conto di quanto sia difficile immaginare il proprio futuro. Ogni professione sembra avere un lato visibile, quello che tutti conoscono, e un lato nascosto, fatto di sacrifici e responsabilità. Tra le professioni che mi hanno incuriosita c’è quella del veterinario. All’inizio la vedevo come un lavoro dolce, pieno di animali da curare e persone grate. Poi, informandomi meglio, leggendo articoli e ascoltando testimonianze, ho scoperto che la realtà è molto più complessa.

Ed è proprio qui che nasce il tema centrale di questo articolo: in Italia i veterinari hanno un ruolo essenziale, ma ricevono un riconoscimento molto inferiore rispetto all’importanza del loro lavoro.

Approfondendo, ho scoperto che diventare veterinario non è per niente semplice: bisogna affrontare anni di studio intensi, tirocini impegnativi, laboratori costosi, e alla fine si deve essere pronti ad assumersi responsabilità enormi. Eppure, dopo tutto questo percorso, molti giovani veterinari iniziano con stipendi bassi e condizioni lavorative difficili. A questo punto mi sono davvero chiesta: “Ma perché in Italia è così? Non dovremmo essere uno dei Paesi europei più avanzati?”

Molti raccontano che i primi anni di lavoro sono i più duri: turni interminabili, reperibilità anche di notte, weekend quasi sempre passati in clinica, poco tempo libero e tanta pressione psicologica. Ogni intervento può significare la vita o la morte di un animale, e ogni diagnosi può avere conseguenze legali importanti.

E allora sorge spontanea un’altra domanda: “Se un veterinario ha competenze così elevate e affronta rischi così grandi, perché non viene pagato come un medico umano? Non sono entrambi responsabili della salute di esseri viventi?”

Informandomi ancora, ho scoperto che la maggior parte delle persone non sa quanto sia costoso mantenere una clinica veterinaria. I macchinari costano migliaia di euro, i farmaci non vengono forniti dallo Stato, e tutto – davvero tutto – è a carico del veterinario: affitto, strumenti, materiali monouso, tasse, assicurazioni, corsi di aggiornamento.

A questo punto mi è venuto naturale chiedermi: “Ma allora perché molti clienti si lamentano dei prezzi senza sapere cosa c’è dietro? Non sarebbe giusto informare meglio gli altri?”

Alcuni articoli raccontano anche episodi di tensione tra veterinari e proprietari degli animali, soprattutto quando un intervento non va come sperato. In alcuni casi si sono verificati insulti, minacce e perfino aggressioni. Questi fatti mi hanno colpita molto, perché mostrano quanto poco rispetto ci sia verso chi sta facendo un lavoro così delicato.

Inoltre, molte cliniche segnalano che diventa sempre più difficile trovare professionisti disposti a fare turni d’emergenza, e tanti giovani scelgono di trasferirsi all’estero, dove il lavoro del veterinario è meglio pagato e più tutelato. E allora cosa succederà in futuro, se in Italia le condizioni non migliorano probabilmente rischieremo di trovarci senza veterinari abbastanza da poter curare i nostri amici a quattro zampe?

Ragionare su tutto questo proprio mentre sto scegliendo la mia strada universitaria mi ha fatto capire quanto sia importante conoscere davvero ciò che c’è dietro una professione. Non basta pensare “mi piacciono gli animali” o “mi sembra un lavoro bello”. Bisogna informarsi, capire le difficoltà, vedere la realtà senza filtri.

Alla fine, ciò che ho imparato è molto chiaro: i veterinari in Italia lavorano con dedizione, passione e competenze altissime, ma non ricevono il rispetto, la tutela e il riconoscimento che meritano davvero. S econdo me parlarne a scuola, è utile proprio per aprire gli occhi su una professione che spesso diamo per scontata, ma che in realtà è fondamentale per la salute dei nostri animali, a cui diamo lo stesso valore di un membro della nostra famiglia, ma che nella società non viene ancora riconosciuto e tutelato come meriterebbe.

Elisa

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