Diplomazia: quanto peso sugli equilibri internazionali?

Il Gualto
Scritto da Il Gualto -
Diplomazia: quanto peso sugli equilibri internazionali?

Ucraina e Russia, Israele e Palestina, USA e Iran. I conflitti nel mondo sono sempre esistiti, ma ora più che mai ne sentiamo il peso economico. La benzina è alle stelle, il gas è raddoppiato e fare la spesa è sempre meno accessibile. Questi effetti sono tutti risultati di una politica estera che non ha portato benefici. Ma quanto pesa davvero la diplomazia? Qual è il suo vero potere?

Diplomazia, secondo il dizionario Treccani, è “l’arte del trattare […] di affari di politica internazionale”. Per farla in parole povere: quando due stati sono in guerra il compito del diplomatico, che solitamente ricopre il membro di uno stato terzo, è quello di mettere d’accordo le parti al fine di raggiungere una soluzione comune. Oggi però sembra che la diplomazia non riesca più a colmare i vuoti che causano lo scoppiare di una guerra.

I motivi per cui la diplomazia è poco efficace non sono molti, ma creano un impoverimento dell’accuratezza delle trattative. Una delle principali cause è il confronto fra gli stati. Anni fa, quando i social erano ancora poco diffusi, gli scontri fra due leader avvenivano faccia a faccia. Se ci si doveva dire qualcosa quella era l’occasione e tutto andava risolto lì, ad un tavolo. Oggi invece gli scontri diplomatici avvengono per lo più sui canali social: Trump che attacca Meloni e Papa Leone XIV per esempio. Questo rende il tutto meno diretto e non consente una risoluzione immediata del problema alla base.

Un altro grosso motivo per cui la diplomazioni al giorno d’oggi fa cilecca è dato da preferenze. Per la guerra in Ucraina l’UE non ha mai parlato ad un tavolo con Putin e Zelensky, ha solo concordato aiuti militare con quest’ultimo. Questo però non è fare diplomazia. L’unico che in qualche modo ha trattato con Putin è stato Trump che però, come del resto ha sempre fatto, ha lanciato promesse senza portare risultati. Come si può arrivare ad una pace collaborando solo con l’aggredito senza mediare con l’aggressore?

L’arte del trattare funziona se i paesi che spingono ad una pace collaborano fra di loro. Se le visioni però sono disgiunte, si finisce solo col creare divergenze non pericolose, ma scomode. La diplomazia ha effetto se si segue una linea guida univoca e coerente. Non si può pretendere di attaccare un paese per poi obbligarlo ad una pace impossibile da sostenere, indifferentemente dal fatto che a capo ci sia un democratico piuttosto che un dittatore. Con la diplomazia il detto sivis pacem para bellum non funziona e non esiste. Allo stesso modo però il filo rosso che conduce alla risoluzione deve essere fondato su idee coerenti e non su richieste allucinanti.

Difficile dire se nei prossimi mesi si arriverà ad una pace giusta per tutti i principali paesi coinvolti in conflitti. Duro capire quale sia il senso di una pace giusta quando di mezzo c’è la vita di uomini, donne e bambini che non hanno chiesto tutto ciò. Arduo guidare paesi i quali la parola pace non sanno nemmeno cosa significhi. E quindi qual è la soluzione? Di certo non si può sperare in un miracolo divino. Ma si auspica sempre nella mediazione corretta, diplomatica e completa di chi l’arte del trattare la sa sfruttare a pieno.

Il Gualto

Il Gualto

Appassionato di automobili e Alfista nel cuore, nel tempo libero scatto foto all'Autodromo di Monza.

Commenti

comments powered by Disqus