Social, fede, religione: la scelta di Alberto Ravagnani e la vita dei sacerdoti oggi
Negli ultimi mesi si è parlato molto di Alberto Ravagnani, l’ex prete influencer diventato famoso sui social per i suoi video, rivolti soprattutto ai giovani. Noto anche come don Rava, ordinato prete nel 2018, più di 600mila follower tra Instagram, YouTube, Facebook e TikTok, a fine gennaio ha annunciato di aver lasciato il sacerdozio e il suo incarico di vice parroco della chiesa di San Gottardo a Milano.
Probabilmente alcuni di voi l’hanno conosciuto personalmente, perchè un paio d’anni fa è stato qui al Mapelli e ha tenuto una conferenza proprio nel nostro auditorium. Il tema era l’amore, ma si è parlato anche di sesso, con naturalezza e semplicità.
A me don Rava era piaciuto molto e quando a fine gennaio ha dichiarato di aver lasciato il ministero, sono rimasto davvero sorpreso. In effetti la sua decisione ha generato diverse reazioni, non solo tra i fedeli. Molti l’hanno accusato di aver cercato visibilità, di essere troppo legato ai social e di aver lasciato la tonaca per motivazioni economiche, come l’uscita del suo libro “La scelta”. Alcuni l’hanno criticato, parlando di delusione e “ferita” per la Chiesa. Altri hanno espresso comprensione, sottolineando l’importanza dell’onestà personale e della coerenza quando si affrontano decisioni che riguardano la propria vita e la propria vocazione. In molti hanno anche ricordato il lavoro svolto negli anni precedenti.
Al di là delle diverse opinioni, questa vicenda mi ha fatto riflettere sui sacerdoti e sul fatto che non so niente sulla loro situazione socio-economica. Per esempio: come si diventa preti? Come ci si “spreta”? I sacerdoti hanno uno stipendio e una pensione? E poi, quanti sono i preti in Italia? Mi sono documentato e scoperto cose molto interessanti. Andiamo con ordine.
Innanzitutto in Italia le vocazioni sono in crisi: 35 anni fa i presbiteri diocesani erano poco più di 36.000, mentre oggi sono circa 25.500. I sacerdoti sono sempre meno giovani. L’età media è di 61 anni, solo il 10% ha meno di 40 anni e c’è una forte presenza di over 75 (attorno al 30%). Da sottolineare l’aumento dei preti stranieri, che nel 1990 erano circa 200 mentre oggi sono più di 2600.
Per diventare prete è necessario frequentare il seminario, un istituto di formazione della Chiesa cattolica. Il percorso dura in genere tra i sei e gli otto anni e comprende studi di filosofia e teologia (studio della religione cristiana), oltre a momenti di attività nelle parrocchie. Dopo questa formazione, il seminarista può essere ordinato sacerdote dal vescovo della diocesi.
I sacerdoti non ricevono uno stipendio tradizionale come quello di altri lavoratori. In Italia percepiscono una remunerazione chiamata “sostentamento del clero”, gestita dalla Conferenza Episcopale Italiana e finanziata anche attraverso l’otto per mille.
In media un sacerdote riceve dai 1000 ai 1200 euro al mese, cifra che può aumentare in base al ruolo o all’anzianità. I Vescovi ricevono circa 3000 euro mensili, mentre l’importo medio dei Cardinali si aggira intorno ai 5000 euro al mese.
Per quanto riguarda la pensione, i sacerdoti versano contributi al Fondo del Clero dell’INPS, quindi una volta terminata l’attività possono ricevere una pensione simile a quella degli altri lavoratori.
Alcuni però, come è accaduto ad Alberto Ravagnani, per crisi vocazionali, desiderio di costruire una famiglia, difficoltà personali o cambiamenti profondi nella propria fede, decidono di lasciare il sacerdozio.
Nel linguaggio comune si parla di “spretarsi”, anche se il termine corretto è “riduzione allo stato laicale”.
Quando un prete prende questa decisione, presenta una richiesta formale alla Santa Sede. Se la domanda viene approvata, il sacerdote perde i diritti e i doveri legati al ministero: non può più celebrare messa, confessare o svolgere pubblicamente attività sacerdotali.
La cosa interessante è che, dal punto di vista della dottrina cattolica, un prete resta sacerdote “per sempre” perché il sacramento dell’Ordine imprime un “carattere” spirituale indelebile nell’anima e non potrà mai essere cancellato, neppure dopo la laicizzazione.
Molti ex sacerdoti chiedono anche la dispensa dal celibato, concessa dal Vaticano in numerosi casi. Questo permette loro di sposarsi religiosamente e costruire una nuova vita fuori dal clero.
Non sappiamo se in futuro Alberto Ravagnani chiederà la dispensa per sposarsi, ma sappiamo con certezza quello che afferma adesso:
“Non indosserò il colletto, non celebrerò la messa, però il mio cuore sarà lo stesso, forse più libero e più vero”.
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