Ci sono tanti tipi di stanchezza: anche quella che nessuno vede

Sara
Scritto da Sara -
Ci sono tanti tipi di stanchezza: anche quella che nessuno vede

Ci sono tanti tipi di stanchezza.

C’è quella che arriva dopo una lunga giornata, dopo ore di studio, di lavoro o di attività. È una stanchezza semplice da riconoscere: dormi, riposi e piano piano passa.

Poi ce n’è un’altra.

Una stanchezza che non si vede negli occhi rossi o negli sbadigli. Una stanchezza che non sempre va via dopo una notte di sonno. È quella che si accumula dentro, giorno dopo giorno, quando per troppo tempo si cerca di essere forti. Credo che molte persone la conoscano bene.

A volte ci si sveglia già stanchi. Non perché si sia dormito poco, ma perché la mente sembra aver corso tutta la notte. Ti alzi dal letto e senti che qualcosa pesa, anche se non sapresti spiegare esattamente cosa. Fai quello che devi fare, vai avanti, parli con gli altri, sorridi quando serve. Eppure dentro senti una fatica che non riesci a raccontare.

La cosa più difficile è che spesso questa stanchezza è invisibile.

Quando hai una gamba rotta, tutti capiscono che hai bisogno di aiuto. Quando hai la febbre, nessuno si aspetta che tu faccia tutto come sempre. Ma quando sei stanco dentro, il mondo continua a vederti uguale. E così continui anche tu.

Continui a fare quello che devi fare. Continui a rispettare gli impegni. Continui a rispondere “tutto bene” anche quando non sei sicuro che sia vero.

Perché spiegare una stanchezza emotiva non è facile.

Come fai a spiegare che non ti manca la voglia di vivere, ma semplicemente la forza di affrontare tutto? Come fai a spiegare che non sei pigro, che non stai cercando scuse, che semplicemente alcune giornate sembrano più pesanti di altre? Viviamo in una società che ammira chi resiste sempre. Chi non si ferma mai. Chi continua a produrre, a correre, a raggiungere obiettivi.

Ma raramente qualcuno parla di quanto possa essere difficile sostenere quel ritmo.

Ci sentiamo quasi in colpa quando abbiamo bisogno di fermarci. Come se riposare fosse un segno di debolezza. Come se il nostro valore dipendesse da quanto riusciamo a fare.

Eppure nessuno può andare avanti all’infinito senza fermarsi.

Anche le persone più forti hanno bisogno di pause. Anche chi sembra avere tutto sotto controllo attraversa momenti in cui si sente sopraffatto.

Forse la vera forza non è resistere sempre.

Forse la vera forza è riconoscere quando siamo stanchi e concederci il diritto di esserlo.

Perché siamo esseri umani, non macchine.

Abbiamo emozioni, paure, delusioni, speranze. Tutte cose che consumano energie, anche quando nessuno le vede.

Credo che dovremmo imparare a essere più gentili con noi stessi.

Non nel senso di smettere di impegnarci, ma nel senso di capire che il nostro valore non diminuisce quando rallentiamo. Non diventiamo meno importanti perché abbiamo bisogno di riprendere fiato.

A volte il riposo non è una rinuncia.

È una necessità.

E forse una delle cose più coraggiose che possiamo fare è smettere, almeno per un momento, di pretendere da noi stessi l’impossibile.

Perché nessuno può portare il peso del mondo sulle proprie spalle per sempre.

E nessuno dovrebbe sentirsi sbagliato per essere stanco.

Sara

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