Inception: come si distingue il sogno dalla realtà?

Beatrice
Scritto da Beatrice -
Inception: come si distingue il sogno dalla realtà?

Siamo abituati a pensare che esista una differenza ben precisa tra ciò che è reale e ciò che invece esiste soltanto nella nostra mente. Da una parte, c’è la vita di tutti i giorni, dall’altra ci sono i sogni, che spesso dimentichiamo pochi minuti dopo esserci svegliati.

Eppure, quando sogniamo tutto ci sembra vero, anche le cose più assurde, e a volte facciamo fatica a capire se quello che stiamo vivendo stia succedendo davvero oppure no.

Ma se fosse possibile non riuscire più a distinguere le due cose?

È proprio da questa idea che nasce Inception, il film del 2010 diretto da Christopher Nolan, uno dei registi più apprezzati e amati del cinema contemporaneo, lo stesso di Interstellar e de Il cavaliere oscuro. Le sue opere sono conosciute per le storie coinvolgenti e per la capacità di far riflettere lo spettatore anche dopo la fine del film.

Devo ammettere che ho guardato Inception perché me l’aveva consigliato un mio compagno di classe e sono davvero felice di avergli dato ascolto. Pensavo semplicemente di guardare un bel film, invece mi sono ritrovata davanti a una storia che mi ha coinvolta tantissimo e che mi ha fatto venire voglia di riflettere su quello che avevo appena visto.

Il protagonista è Dom Cobb (interpretato da Leonardo DiCaprio), un uomo che riesce a entrare nei sogni delle altre persone per rubare informazioni dalla loro mente. Quando riceve una missione particolare, cioè inserire un’idea nella mente di una persona senza che questa se ne accorga, inizia una storia in cui diventa sempre più difficile capire cosa sia vero e cosa sia soltanto un sogno.

Ed è proprio questa operazione che si chiama inception, da cui il titolo del film.

La cosa che mi ha colpita maggiormente è il modo in cui il film parla dei sogni, un argomento che mi ha sempre incuriosita. Nella pellicola, i sogni diventano veri e propri mondi che possono essere costruiti e condivisi con altre persone, dove il tempo scorre in modo diverso e dove le cose più impossibili sembrano normali. Le scene più belle sono quelle in cui la città si piega su se stessa o in cui i personaggi combattono in un corridoio che ruota, e la colonna sonora di Hans Zimmer riesce a farti sentire la tensione in ogni momento.

Mentre guardi il film, inizi a chiederti quanto conosciamo davvero il funzionamento della nostra mente e quanto sia facile fidarsi di qualcosa soltanto perché ci sembra reale. Un’altra cosa che ho apprezzato è il modo in cui viene raccontata la storia.

Non è un film da guardare distrattamente, perché bisogna seguire bene gli avvenimenti e cercare di collegare le varie parti. All’inizio può risultare un po’ complicato e capita di perdersi, ma proprio per questo, quando i pezzi iniziano ad andare al loro posto, la soddisfazione è ancora più grande. A volte pensi di aver capito tutto e poi succede qualcosa che ti fa cambiare idea.

Attenzione: da qui in poi si parla del finale!

La parte che mi è piaciuta di più è sicuramente il finale. Cobb torna dai suoi figli e fa girare una trottola, che utilizza per capire se si trova nella realtà oppure in un sogno. La trottola continua a girare, sembra sul punto di cadere, ma lo schermo diventa nero e il film finisce senza darci una risposta.

Cobb è davvero tornato alla realtà oppure sta ancora sognando? È una domanda che rimane senza una soluzione definitiva e, secondo me, è proprio questo a rendere il finale così bello. Nolan avrebbe potuto mos trarci chiaramente come finisce la storia, invece sceglie di lasciarci nel dubbio, permettendo a ognuno di farsi una propria idea. E anche dopo i titoli di coda continui a pensarci, cercando di capire quale sia la risposta.

Lo consiglio a chi ama i film che fanno ragionare e a chi non ha paura di uscire dalla sala con più domande di quante ne aveva all’inizio. Forse non abbiamo bisogno di conoscere ogni risposta: a volte è proprio il dubbio a rendere una storia così bella e difficile da dimenticare.

Beatrice

Beatrice

-

Commenti

comments powered by Disqus