“The long walk”, il film tratto dall’omonimo libro di Stephen King

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“The long walk”, il film tratto dall’omonimo libro di Stephen King

Durata: 108 minuti

Temi: resistenza al potere, sopravvivenza e disumanizzazione, solidarietà, amicizia, competizione

Trama:

In un’America distopica il governo è un regime totalitario che per far fronte a una crisi economica e per perseguire obiettivi politici e sociali propone ogni anno una Lunga Marcia. L’iscrizione è volontaria per tutti i ragazzi di sesso maschile di età compresa tra i 16 e 18 anni che dovranno prima sottoporsi a un esame di idoneità e saranno poi estratti da una lotteria nazionale. Solo 50 ragazzi potranno camminare per l’America e il vincitore riceverà una grossa somma di denaro in aggiunta a un desiderio. Il problema? Non ci sono né limiti di spazio né di tempo, nessuna pausa per dormire, per mangiare, per i propri bisogni fisiologici. Obbligatorio mantenere un passo di 3 miglia orarie (circa 4.8 km orari). Se la velocità si abbassa sotto il limite ogni dieci secondi viene dato un avviso finché non si riprende il passo, dopo 3 avvertimenti si riceve il congedo, si perde, ti sparano. Stessa sorte per chi cerca di fuggire.

Il vincitore è l’ultimo ragazzo che riesce a rimanere in piedi. Il maggiore controlla il corretto svolgimento della gara e incoraggia i ragazzi prima della partenza con un importante discorso. Spiega ai ragazzi che la loro marcia è il più grande evento dell’anno e sarà trasmesso in diretta televisiva oltre che seguito dalle grandi folle che li accoglieranno al loro arrivo nelle città. I concorrenti, a dire del maggiore, sono dei modelli di patriottismo e devono essere fieri di essere stati scelti tra i tantissimi volontari. Conclude facendo iniziare la marcia.

Personaggi principali:

  • Raymond (Ray) Garraty: la narrazione è principalmente dal suo punto di vista. Si è iscritto alla marcia, nonostante il malcontento della madre, per vendicare l’uccisione del padre. Probabilmente è il personaggio che dimostra al meglio l’umanità delle persone e come questa può cambiare a seconda delle situazioni.
  • Peter (Pete) McVries: è un ragazzo solo, che ha vissuto una vita difficile, si è iscritto solo per ottenere il premio. Diventa da subito amico di Ray e il loro rapporto diventerà sempre più forte durante l’intera durata del film, con tanto di confessioni e riflessioni profonde tra i due.
  • Hank Olson: all’apparenza un ragazzo che cadrà nel mezzo della marcia e di cui nessuno più ricorderà il nome. È il primo che si ribella al potere che lo opprime, dando l’esempio ai suoi compagni.
  • Arthur Baker: un ragazzo di fede, buono e carismatico. Nel corso della trama, subisce un cambiamento interiore passando dall’essere sicuro di vincere e poter lasciar morire gli altri senza battere ciglio fino ad aiutare i suoi amici e piangere la loro morte.
  • Billy Stebbins: un enigma per tutti i concorrenti e forse anche per il maggiore. Si è iscritto solo per farsi notare da suo padre.
  • Gary Barkovitch: un ragazzo che prova piacere a istigare gli altri concorrenti, non ha amici ed evita tutti, ma nel profondo prova grande tristezza per la sua condizione.
  • Il Maggiore: incarna il potere totalitario che verte sui ragazzi. Pochi di loro arrivano a pensare di lottare contro di lui dato che da fuori sembra ed è imbattibile.
  • Altri concorrenti: tutti si sono iscritti per un motivo preciso (il premio, scrivere un libro, vendetta, fama) che non si rivela abbastanza una volta nel mezzo della marcia. Le nazionalità dei ragazzi sono davvero varie per rappresentare come ogni etnia, cultura, modalità di pensiero, colore della pelle sia sempre uguale nella morte.

Recensione

The Long Walk è un film molto duro e crudo, che mostra fin dove dei ragazzini sono disposti a spingersi per poter far avverare il proprio desiderio, disposti a morire per migliorare la propria condizione di vita.

Durante tutta la durata, le immagini proposte riflettono la crudeltà che il film vuole trasmettere, vengono mostrate scene molto cruente, corpi tumefatti e ragazzi che vengono uccisi in primo piano. Questa scelta è accuratamente pensata per denunciare la curiosità che ha il pubblico nel vedere dalla propria tv tutta questa violenza, senza pensare che al di là dello schermo, a morire ci sono ragazzi veri.

Questo concetto, nel film e nel libro da cui è tratto, è ispirato alla guerra del Vietnam. Durante quel periodo, infatti, molti ragazzi andavano volontariamente come soldati a combattere una guerra dove sarebbero morti. Alla gente da casa, che seguiva le vicende degli scontri, non importava chi e quanti ne morissero, ma solo sapere se stessero vincendo o meno. Stephen King riesce a far emergere l’inutilità delle morti di questi ragazzi e il menefreghismo della gente che segue da casa la trasmissione in diretta della loro marcia. Anche i ragazzi all’inizio del film, hanno preso la sfida con leggerezza, influenzati dalla normalizzazione che lo stato aveva applicato alla carneficina di 49 ragazzi con la scusa della lunga marcia.

Poi, durante i giorni trascorsi insieme, i protagonisti capiscono cosa significhi davvero vivere questa esperienza in prima persona: sono disumanizzati, declassati a semplici numeri.

L’unico modo per poter andare avanti, sia fisicamente che mentalmente, è confrontarsi con chi sta vivendo la stessa loro situazione. Così vanno contro il regolamento che il Generale dà loro per poter “aiutarli” a vincere la lunga marcia, e fanno amicizia. Si confrontano, nascono amicizie e conflitti, capiscono il valore delle persone che li circondano.



Bianca ed Elisa

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