E se ti mancasse qualcosa che non è ancora finito?
Avete mai avuto la sensazione di stare vivendo un momento che, anche se non è ancora finito, vi manca già? Magari siete con i vostri amici, state ridendo per una cosa stupida e, per un attimo, pensate che un giorno vi mancherà proprio quel momento. In giapponese esiste una parola che riesce a descrivere perfettamente questa sensazione: natsukashi. Natsukashi è una parola giapponese che significa avere nostalgia del presente e viene usata quando qualcosa che stiamo vivendo ci fa provare una sensazione di nostalgia ma non per forze una nostalgia triste. Può essere un ricordo che ci fa sorridere, qualcosa che ci riporta a un periodo della nostra vita e ci fa pensare a quanto eravamo felici in quel momento.
Mi è capitato spesso di pensare: “Cavolo, quanto mi mancherà”, magari durante una vacanza, un’esperienza o semplicemente un momento; a volte ci rendiamo conto del valore di quell’istante proprio mentre lo stiamo vivendo. Sappiamo che prima o poi finirà e, per questo, iniziamo quasi subito a sentirne la mancanza. Penso che l’adolescenza sia piena di momenti del genere. Una giornata normale a scuola, le risate durante l’intervallo, il viaggio con gli amici, tornare a casa insieme, parlare per ore senza avere un vero motivo. Mentre le attraversiamo, ci possono sembrare cose normalissime. Poi, qualche anno dopo, potremmo ricordarle e pensare: “Quanto mi manca quel periodo”.
Ed è qui che entra in gioco natsukashi, perché spiega perfettamente questi pensieri. La nostalgia, però, non viene vissuta nello stesso modo in tutte le culture. Nella cultura occidentale, quando pensiamo alla nostalgia, spesso la associamo a qualcosa che è ormai passato. Pensiamo a un ricordo che non possiamo più rivivere e che ci fa sentire la mancanza di una persona, di un luogo o di un periodo della nostra vita; la nostalgia può avere, quindi, anche molto spesso una componente malinconica. In Giappone, invece, il concetto espresso da natsukashi può avere una sfumatura più positiva. Il ricordo di qualcosa che appartiene al passato può essere piacevole e può farci apprezzare ancora di più quello che abbiamo vissuto; non si tratta necessariamente di voler tornare indietro. A volte, bisogna semplicemente fermarsi un attimo e riconoscere che quel momento è stato importante.
Forse, è proprio questo il motivo per cui questa parola mi ha colpito. Ci fa pensare a quanto spesso viviamo le nostre giornate senza renderci conto che, un giorno, alcune delle cose che oggi consideriamo normali potrebbero diventare i nostri ricordi preferiti. Forse, tra qualche anno mi mancheranno proprio le cose che oggi mi sembrano scontate. Le mattine a scuola, le persone che vedo tutti i giorni, le risate per motivi che probabilmente tra qualche anno non ricorderò nemmeno. E forse è impossibile accorgersene sempre mentre succede, ma ogni tanto possiamo provare a farlo.
Natsukashi, dunque, non è semplicemente nostalgia. È anche un modo per guardare il presente con un po’ più di attenzione. Perché alcuni momenti diventano ricordi ancora prima di finire.
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