NAZA - il 7 ottobre 2023 dal punto di vista dell'esercito israeliano
Cosa succederebbe se due giornalisti israeliani raccontassero ciò che è avvenuto dal 7 ottobre 2023 ad oggi a Gaza dal punto di vista dell’esercito israeliano?
È ciò che accade nel documentario “Naza”. Il reportage è stato presentato al festival di Venezia e ha vinto il Premio Speciale della Giuria ricevendo venticinque minuti di applausi. È stato prodotto dal quotidiano britannico The Guardian ed ha avuto numerosi commenti positivi da parte di testate giornalistiche importanti a livello mondiale. Il 28 di settembre è stato distribuito nelle sale mondiali.
In Italia, a causa della numerosissima affluenza alle sale è stato deciso di prolungare il periodo di proiezione di alcune settimane.
In questo film Yuval Abraham e Rachel Szor, giornalisti d’inchiesta israeliani, hanno scelto di dar voce a tutti coloro che facevano parte delle operazioni d’intelligence dell’esercito d’Israele.
Un’ora e venti di interviste a ventiquattro uomini e donne anonimi che hanno deciso di testimoniare. Durante il film Yuval Abraham viene ripreso mentre fa domande più o meno pungenti riguardo il conflitto in atto. Alcuni rispondono spiegando apertamente ciò che è accaduto nei loro settori e come operavano. Nel documentario si assiste alla spiegazione su come avvenivano gli attacchi diretti al popolo palestinese e quali strumenti sono stati usati.
Tutto il film è registrato di notte e questo rende l’atmosfera più segreta e anonima. L’obiettivo non è far avere una redenzione ai soldati ma piuttosto diffondere notizia di ciò che è successo nel modo più veritiero possibile. Molte interviste sono state fatte solo attraverso l’anonimato e solo grazie a questo ora noi possiamo conoscere la realtà dei fatti.
Il termine “Naza” deriva dal modo in cui venivano uccisi i palestinesi: durante gli attacchi mirati a soldati di Hamas molti civili venivano colpiti. L’espressione indica i morti in eccesso, i danni collaterali.
Il documentario è diviso in numerosi capitoli che spiegano le varie modalità di attacco e il metodo attraverso il quale venivano controllati e uccisi i palestinesi. All’inizio si parla di un sistema di intelligenza artificiale chiamato Lavander, il quale controlla chiamate e messaggi per poter trovare i soldati di Hamas che si nascondevano. Nel reportage viene spiegato come il sistema nacque. Nel momento in cui il governo Israeliano decise di applicare una rete telefonica ai palestinesi, iniziarono a controllare tutto con un monitoraggio che si serviva di dispositivi avanzati con mezzi sempre più efficienti. Gli intervistati spiegano il funzionamento tecnico di questa tecnologia con l’obiettivo di far capire che i soldati erano legati all’intelligenza artificiale durante le operazioni belliche.
Nella seconda parte, che ho trovato più esplicita della prima, l’intervistatore ha posto delle domande più crude agli intervistati e alcuni hanno raccontato cose che rimarranno per sempre nella memoria degli spettatori. Infatti, alla fine del film c’è stato un silenzio agghiacciante durato cinque minuti. Tutti sono stati fermi a riflettere sulle ultime immagini e su ciò che è stato raccontato nel documentario. Il reportage che abbiamo guardato ci ha permesso di conoscere ciò che c’è dietro la mentalità di molti israeliani coinvolti negli attacchi. Oltre a questo, ci ha permesso di conoscere un mondo che crediamo molto distante da noi ma che in realtà è più vicino di quanto pensiamo.
Non dimentichiamo ciò che è successo e ciò che continua ad accadere. Se non li ricordiamo, allora tutti i civili che sono stati uccisi non avranno giustizia. Il mio desiderio con questo articolo è che molti condannino le atrocità commesse dal governo israeliano e che vengano commemorati gli oltre 70.000 civili che hanno perso la vita dal 7 ottobre ad oggi.
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