Nuovo decreto scolastico: risoluzione di veri problemi o distrazione di massa?
Il 24 settembre di quest’anno il nostro ministro dell’istruzione ha emesso il nuovo decreto scuola, che è poi entrato in vigore ufficialmente il primo di ottobre. ma queste nuove misure erano davvero necessarie?
Tra i vari punti emerge il divieto per gli studenti di indossare durante l’orario scolastico il burqa o il niqab, due indumenti tipici della tradizione islamica che coprono parzialmente o interamente il volto e corpo delle donne. Quello che allora chiedo è: avete mai visto una studentessa indossarne uno? Molto probabilmente la risposta è no, dato che, secondo alcune stime, coloro che decidono di indossare il velo integrale, sarebbero circa 500-600 ragazze in tutto il paese. è legittimo imporre questo limite in un ambiente scolastico? E soprattutto, era una priorità così urgente da meritare un intervento legislativo specifico?
Nella nostra fascia d’età, l’espressione di sé è un modo per noi di comunicare chi siamo, non è giusto che qualcuno ci possa dire come vestirci, neanche il nostro stato.
Oltre a questo, salta all’occhio l’obbligo di corsi di italiano per i genitori senza un già adeguato livello di italiano, dato che in determinate situazioni c’è difficoltà da parte dello studente nel riuscire ad inserirsi a livello scolastico, corsi che potrebbero anche aiutare i genitori a relazionarsi meglio con gli altri. questo è giusto? Sì, un corso gratuito e obbligatorio può essere uno strumento davvero utile sia per i genitori che per il figlio, ma rendere chi non vi partecipa regolarmente soggetto a multe salate, non tiene conto delle condizioni lavorative e finanziarie della famiglia in questione.
Per il nostro governo questi sono considerati problemi gravi, tanto da dedicarci del tempo e creare dei decreti per specifici risolverli. ma quando risolveranno le vere problematiche che continuano a riguardare le nostre scuole? Quando inizieranno a mettere più fondi per la riparazione degli istituti che cadono a pezzi, a cui entra l’acqua all’interno quando piove? A dare abbastanza soldi per far si che molte scuole non devono più chiedere ai genitori di portare sapone e risme per la stampante?
Gli insegnanti hanno stipendi troppo bassi, i dati confermano che in Italia gli stipendi si aggirano al di sotto del circa 20% rispetto ad altri paesi facenti parte dell’OCSE (organizzazione per la cooperazione e sviluppo economico).
Tanti studenti hanno dimostrato carenze nelle prove INVALSI di italiano e matematica dello scorso anno: nel 2026 solo il 54% degli studenti dell’ultimo anno di superiori riesce a comprendere bene un testo, e nello stesso anno, il 52% degli studenti ha le competenze sufficienti richieste per matematica.
I programmi scolastici mancano di materie che gli stessi studenti richiedono, materie che dovrebbero formare l’alunno, non riempiendogli la testa di informazioni che verranno dimenticate dopo la verifica e che non gli serviranno più, ma come cittadino che vive in una società, che dovrà pagare le tasse e aprire un mutuo, che dovrà relazionarsi con gli altri e riuscire a rispettarli.
Perciò chiedo: sono davvero queste le emergenze che la scuola italiana deve affrontare per prime?
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