Intervista al professor Dario Vilardi
Il 7 ottobre ho avuto il piacere di intervistare il professor Dario Vilardi, un docente tecnico pratico del nostro istituto che lavora nel dipartimento di agraria. Il professore si è fin da subito presentato come una persona molto gentile, attenta ai dettagli e ai particolari. A Dario piace dimostrare la sua idea e mettere tutto sé stesso nelle attività che svolge e richiede attenzione e disciplina, sempre in modo empatico e rispettoso.
Dario Vilardi è un imprenditore agricolo di un’azienda familiare vitivinicola, Feudi Imperiale, direttamente dalle terre siciliane ad Alcamo in provincia di Trapani.
La sua passione per l’enologia è stata tramandata a livello familiare: da sempre la famiglia di Dario è stata produttrice di uva, in passato producevano materia prima e vendevano le uve alle aziende più grandi. Il progetto di trasformazione è nato con Dario nel 2006, che ha creato un brand aziendale e ha iniziato a trasformare una parte delle uve che producevano.
Quello che inizialmente era un progetto personale diventa negli anni una realtà più strutturata. Tra il 2010 e il 2011 vengono ampliati i possedimenti con l’acquisto di una nuova tenuta e l’azienda aumenta progressivamente la propria produzione e la propria presenza sul mercato.
Tra la scuola e l’azienda
Oggi il professor Dario vive due realtà apparentemente molto diverse: quella della scuola e quella dell’azienda agricola. In realtà, secondo il suo racconto, le due esperienze hanno molti punti in comune.
La gestione quotidiana dell’azienda è oggi affidata soprattutto al fratello e a una squadra di collaboratori, mentre lui segue principalmente gli aspetti amministrativi e commerciali, compresi i rapporti con i clienti e importatori esteri.
Dario afferma che quando è a scuola cerca di fare il meglio per trasmettere le sue conoscenze e le sue competenze ai suoi studenti, ma quando suona la campanella e torna a casa rientra in un mood di supporto a distanza per l’azienda.
Il periodo di maggior tensione per l’azienda di Dario è quello estivo, fortunatamente c’è una coincidenza con le vacanze estive e in questo modo riesce a raggiungere suo fratello in Sicilia.
Il vino nasce prima della cantina
Secondo Dario, spesso chi non conosce il settore tende a concentrarsi soprattutto sulla fase di vinificazione, dimenticando tutto quello che viene prima. “Il vino buono nasce da uve buone”, afferma, sottolineando quanto siano importanti il vigneto, il terreno, il clima e lo stato di salute delle piante.
Entrando in un vigneto, la prima cosa che si osserva è proprio lo stato vegetativo delle piante e, a seconda del periodo, quello dei frutti e del terreno. La sua esperienza gli permette di riconoscere rapidamente condizioni che possono indicare la salute o le difficoltà di una coltivazione.
Anche la scelta del momento della vendemmia richiede precisione. L’azienda utilizza il rifrattometro per effettuare campionamenti e verificare il livello zuccherino dell’uva. Per le varietà bianche la raccolta avviene generalmente all’interno di una determinata fascia di maturazione, mentre per le rosse i valori sono leggermente diversi.
Un’agricoltura sempre più biologica
Anche un settore profondamente legato alla tradizione, come quello vitivinicolo, sta cambiando grazie alla tecnologia.
Nell’azienda vengono usate stazioni meteo, sensori e mezzi agricoli dotati di GPS. Per un’azienda di circa 80 ettari, con vigneti, oliveti, seminativi e altre aree, questi strumenti permettono di migliorare la gestione e ridurre tempi e costi.
Ma la tecnologia non elimina l’importanza dell’esperienza. Al contrario, sembra affiancarla: conoscere il territorio e osservare le piante rimangono competenze fondamentali.
Le difficoltà di un’annata estrema
Tra i ricordi più difficili c’è quello della vendemmia appena trascorsa, caratterizzata da temperature particolarmente elevate e da un lungo periodo di siccità. Il caldo ha provocato uno stress produttivo delle piante e una forte diminuzione delle rese.
Paradossalmente, però, la minore quantità non ha significato necessariamente peggiore qualità. Le uve raccolte sono risultate sane e, secondo il docente, con caratteristiche organolettiche positive.
Non tutte le annate difficili, però, hanno lo stesso esito. In passato l’azienda ha dovuto affrontare anche problemi fitosanitari che hanno provocato importanti perdite produttive. La situazione è resa ancora più complessa dalla scelta di lavorare secondo i principi dell’agricoltura biologica, che richiede particolare attenzione nella gestione di parassiti e malattie.
Tradizione e futuro
La Sicilia occidentale rappresenta una parte importante della storia dell’azienda. Il territorio di Alcamo è storicamente legato alla produzione di uve bianche e al vino bianco, mentre nella provincia di Trapani convivono numerose varietà autoctone.
Tra i vini a cui il docente è maggiormente legato c’è un passito prodotto con uve Zibibbo. Non è necessariamente il vino più venduto, ma è quello che, secondo lui, riesce meglio a rappresentare il territorio e la sua storia.
Anche raccontare questa storia è diventato importante per l’azienda. Partecipare a fiere e utilizzare commerciali tradizionali non basta più: oggi lo storytelling e il rapporto diretto con i clienti possono avere un ruolo fondamentale. Raccontare l’origine di un prodotto, la filosofia dell’azienda e il territorio da cui proviene significa dare al consumatore qualcosa che va oltre la semplice bottiglie.
Un consiglio ai giovani
Alla fine dell’intervista arriva una riflessione rivolta proprio agli studenti. Per chi vuole intraprendere un’attività agricola, secondo il docente servono innanzitutto un’idea chiara, un obiettivo e una preparazione adeguata.
In un mercato sempre più competitivo, la formazione diventa fondamentale, così come la capacità di guardare avanti e anticipare i cambiamenti. Ma c’è un elemento che, più di tutti, considera indispensabile: la motivazione.
“Se tu fai qualcosa con passione hai uno stimolo tuo personale”, spiega. È proprio questo stimolo, secondo lui, che permette di continuare, migliorare e di cercare di raggiungere i propri obiettivi.
La sua stessa storia sembra confermarlo. Partito dall’azienda del nonno, ha attraversato momenti difficili, ha studiato e ha ampliato l’attività e ha intrapreso anche la strada dell’insegnamento. Oggi guarda al percorso fatto con orgoglio, senza dimenticare le proprie origini.
“So da dove tutto è iniziato e ancora non vedo la fine”, racconta. Una frase che, forse riassume tutto il senso della sua esperienza: partire dalla terra, costruire nel tempo e continuare a guardare al futuro.
È stato un vero piacere intervistare il prof. Vilardi, è mio insegnante sin dall’anno scorso ma non avevo mai avuto l’opportunità di conoscere la sua storia così profondamente, infatti lo ringrazio molto. Il prossimo appuntamento sarà per l’assaggio!
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