La mia esperienza liceale: una riflessione conclusiva

Giacomo
Scritto da Giacomo -
La mia esperienza liceale: una riflessione conclusiva

Dopo cinque anni si potrebbero citare migliaia di storie, gite e giorni trascorsi tra lezioni, professori e compagni. Eppure non voglio esser scontato.

Manca meno di un mese, ad oggi, alla fine della scuola. Non vedo l’ora che finisca: sono quasi completamente esaurito e alcuni professori hanno deciso di mettere alla prova la mia pazienza fino all’ultimo. Le verifiche non finiscono mai, gli argomenti da preparare aumentano in vista dell’esame, e quella simulazione dell’orale che speravo di riuscire a fare è rimasta solo un’idea, sommersa dal carico di lavoro. Tutto questo non fa altro che aggiungere stress e pressione.

Dall’altro lato, però, sono stranamente calmo. Sono già entrato in università, le materie vanno tutte bene e il voto di maturità, diciamocelo, serve soprattutto per andare a lavorare alle poste. Anche nelle situazioni di attrito con qualche professore, sono convinto che con l’aiuto della pazienza o dell’intercessione di altri docenti, si sistemeranno le cose. Quell’ansia da prestazione, alla fine, scende molto in fretta.

Mi trovo dunque in una situazione particolare: il mio corpo è in massima allerta per tutto quello che sto affrontando in questo periodo, sa che deve overperformare se voglio continuare a mantenere il mio ritmo tra sport, passioni, amici e studio. La mia mente, però, è stranamente serena, perché se sono arrivato fin qui, ormai rimane soltanto uscire e iniziare un nuovo capitolo della mia vita.

Queste sensazioni hanno sviluppato in me qualcosa che forse i professori si erano sempre prefissati di ottenere: il piacere di imparare. Ormai da un po’ di tempo mi piace studiare, non tutto, ovviamente, ma trovo affascinante come la mente riesca ad assorbire quantità di informazioni apparentemente senza limite.

Questa mia “scoperta” non ha certo alleggerito il periodo: ha solo aggiunto nuove idee e nuovi progetti a cui mi ritrovo a pensare. Ma va bene così.

L’importante è che ci sia arrivato. Sono pronto per una nuova avventura e non rimpiango nulla di questi sei anni, li rifarei tutti, se ne avessi voglia. Agli studenti che verranno non voglio dire nulla: dovranno trovare da soli la loro dimensione. Ai professori, invece, voglio dire una cosa sola: “Grazie”. Grazie per averci aiutato a crescere. Tutte quelle che a noi sembravano cattiverie, e forse un po’ lo erano davvero, oggi si materializzano in qualcosa di concreto.

La matematica è l’esempio migliore. In prima si studiano i polinomi, in quinta i volumi di rotazione. Oggi si dà per scontato tutto ciò che è stato costruito negli anni precedenti, e vedere che quelle che sembravano perdite di tempo convergono in un punto fermo è, in fondo, gratificante.

Certi professori non li dimenticherò mai; altri, spero di dimenticarli. Ma tutti hanno partecipato a formarmi, e se oggi sono felice di chi sono, è anche merito loro.

Sarebbe bello rivederli sui banchi, per una maturità forse non ancora raggiunta da tutti.

Giacomo

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