Intervista alla Professoressa Chiurco
PRESENTAZIONE: Elisabetta Chiurco, docente di informatica al Mapelli di Monza, insegna nella nostra scuola da quattro anni.
QUAL E’ IL SUO PERCORSO LAVORATIVO PRIMA DEL MAPELLI?
Sono laureata in Ingegneria gestionale, per chi non lo sapesse, è un ramo dell’ingegneria che unisce competenze tecniche e scientifiche a quelle economiche e manageriali, dando l’accesso a più classi di concorso, tra cui anche matematica applicata. La mia esperienza lavorativa è iniziata con uno stage presso un’azienda in Calabria. Terminati gli studi ho avuto la possibilità di fare una supplenza annuale: ricordo che mi ha telefonato mia sorella, docente di lettere, dicendomi che cercavano un insegnante di matematica applicata all’istituto professionale “Meroni” di Lissone. Ho voluto provare, l’esperienza è durata un anno, da febbraio fino alla conclusione dell’anno scolastico, e da quel momento non ho più lasciato questo posto. Prima di arrivare al Mapelli però, ho insegnato a Muggiò, Treviglio (BG), Lonato del Garda (BS), Sesto San Giovanni e Milano. Quindi nel 2022, ho partecipato al concorso per docenti e sono entrata in ruolo qui al Mapelli.
Recentemente ho conseguito l’abilitazione per l’insegnamento della matematica (prima potevo insegnare solo matematica applicata) ma l’informatica resta la mia principale passione. Inoltre, ho anche ottenuto il titolo necessario per l’insegnamento di tecnologia nella scuola secondaria di primo grado, riservandomi la possibilità di tornare, eventualmente, in quel ciclo di istruzione in futuro.
COME MAI HA SCELTO DI RESTARE AL MAPELLI E DI NON TORNARE IN CALABRIA?
Sono felice di insegnare in questa scuola, ed è per questo che ci sono rimasta per quattro anni. Credo sia la scuola in cui mi sono trovata meglio in assoluto. Nel frattempo, in questi anni, ho superato anche il concorso per docente di informatica in Calabria.
Nonostante il mio cuore sia diviso tra le due regioni, per ora ho scelto di restare qui.
SCEGLIEREBBE SEMPRE QUESTO LAVORO?
Sì, sceglierei lo stesso lavoro. Non ho mai pensato che l’insegnamento fosse una vocazione, ma una scelta professionale consapevole, che nel tempo si è rivelata essere anche una passione. E’ vero, il termine stesso racchiude il concetto fondamentale dell’insegnare, cioè “lasciare un segno” in chi apprende. E la cosa straordinaria è che non si tratta di un processo unidirezionale, ma di un continuo scambio reciproco: ogni giorno imparo qualcosa di nuovo dai miei studenti, scopro nuove prospettive e questo mi stimola a mettermi continuamente e costantemente alla prova.
DA DOVE VIENE LA SUA PASSIONE PER L’INFORMATICA?
Quando facevo le scuole medie, ma anche già alle elementari, ero molto portata per le materie scientifiche come la matematica. Mia mamma mi racconta spesso cosa facevo da piccola. Durante i giorni settimanali, quando mia sorella più grande era a scuola, mi divertivo a giocare con i numerini del telefono. Infatti sono arrivata a scuola e già sapevo leggere e contare. Questa passione per le cifre me la sono portata poi alle medie. Nonostante ciò, ho deciso di iscrivermi al liceo classico perché mi piacevano anche le materie letterarie.
QUAL ERA IL SUO SOGNO QUANDO ERA BAMBINA?
Da bambina sognavo di fare la giornalista perché mi piaceva raccontare le cose. Alle elementari, ho fatto un tema dove dichiaravo di voler fare la giornalista televisiva e giocando, imitavo conduttrici famose del Tg1 come Lilli Gruber e Carmen Lasorella.
Poi ho messo questo sogno da parte in fondo al cassetto. Nonostante ciò, credo che le passioni tornino utili sempre, anche quelle di quando eravamo piccoli.
UN ASPETTO FONDAMENTALE NELLA SUA VITA DA INSEGNANTE?
La comunicazione per me è un aspetto fondamentale, non solo a scuola ma anche nella vita. Parlando da insegnante posso dire che le parole sono sempre importanti, sia con i colleghi che con gli studenti in classe.
Un’altra cosa che mi colpisce sempre è come gli occhi riflettono ciò che si ha dentro. La gestualità e gli occhi, infatti, parlano e trasmettono le emozioni. Questo l’ho imparato proprio a scuola e, sempre da questo ambiente, ho avuto la possibilità di esercitare il mio autocontrollo.
Una volta il mio relatore di tesi, quando gli raccontai che sarei venuta qui a fare la mia prima esperienza da insegnante, mi disse una cosa che mi ricorderò per sempre: di essere imperscrutabile. Cioè di cercare quanto più possibile -perché poi alla fine siamo tutti esseri umani- di non mostrare ciò che si prova, soprattutto quando si sta vivendo una giornata difficile o un momento particolarmente “intenso”. Questo non è sempre facile, soprattutto lavorando con gli studenti.
Un altro aspetto è proprio la comunicazione perché tutti gli elementi di cui stiamo parlando ruotano intorno ad essa. Non si tratta solo di saper essere imperscrutabili, ma anche spiegare argomenti più complessi e astratti con un linguaggio appropriato. Non sempre è semplice e, secondo me, questo è uno degli elementi più importanti dell’insegnamento.
SCEGLIEREBBE SEMPRE LO STESSO LAVORO?
Sì. Il PRO più importante è che ho imparato tanto. Il CONTRO è che a volte è difficile.
A volte è difficile cercare di lasciar passare tutto anche quando si è stanchi. Nonostante ciò, devi essere sempre molto misurata e controllata e quindi il lavoro è più difficile. E’ un aspetto più arduo del lavoro dell’insegnante.
SE RICEVESSE UNA PROPOSTA DI LAVORO DA UN’AZIENDA, ACCETTEREBBE?
No, continuerei sempre a fare l’insegnante e non tornerei in azienda. In quell’ambiente cambia la modalità di lavoro e il tipo di interazione mentre per me è più importante mettermi alla prova.
In azienda non sarei a contatto con le persone al contrario di quanto accada a scuola. Per me questo aspetto è importante e mi spinge a mettermi in gioco. La scuola è la migliore palestra di vita.
QUAL E’ IL SUO LIBRO PREFERITO?
Il mio libro preferito è un romanzo che mi ha regalato il mio relatore di tesi alla seduta di laurea Vampa d’agosto di Camilleri. Io ho fatto una una tesi sui controlli automatici, per cui non c’entra niente,ma il mio relatore è un suo grande appassionato. È il mio libro preferito non solo per il valore affettivo legato al regalo, ma anche perché l’ambientazione, una torrida estate siciliana, si sposa perfettamente con il periodo dell’anno in cui scelgo, con sistematicità, di rileggerlo, quasi come se fosse un rito. Ormai è tutto rovinato e pieno di salsedine perchè lo porto al mare e questa cosa mi piace tantissimo!
QUAL E’ IL SUO FILM PREFERITO?
Non mi definisco un appassionata di film. Nonostante ciò, rivedo almeno una volta all’anno “Barriere” di Denzel Washington. Proprio come dice il titolo, il film è incentrato sulla figura della staccionata (fences in inglese), intesa sia nel suo senso letterale, che come potente metafora delle barriere emotive, sociali e razziali che segnano la vita del protagonista.
Rimane il mio film preferito per il suo profondo e forte impatto emotivo.
E LA CANZONE PREFERITA?
La mia canzone preferita, nonostante possa sembrare anacronistico alle vostre orecchie, è “Com’è profondo il mare” di Lucio Dalla. Infatti nel mio stato su whatsapp ho un verso del brano: “il pensiero come l’oceano non lo puoi fermare e non lo puoi recintare” e penso che rappresenti molto la mia personalità. Oltre a Dalla, ascolto molto anche De Andrè. Apprezzo i cantautori perché, attraverso le parole, raccontano storie, stati d’animo ed emozioni, rendendoli universali.
HOBBY E PASSIONI?
Ho sempre avuto la passione della fotografia. Mia sorella mi regalò una macchina fotografica e me ne innamorai subito. Mi piace immortalare gli istanti, anche i dettagli più particolari come un piccolissimo fiore in un campo disteso. Con il passare del tempo l’ho messa un po’ da parte ma, come tutte le passioni, è una costante che tornerà sicuramente a bussare.
Più recentemente, ho scoperto un nuovo interesse per lo yoga e il pilates. Grazie a queste discipline, ho imparato a focalizzare la mia attenzione su aspetti che prima davo per scontati o che ignoravo completamente, persino sui più piccoli particolari del mio corpo.
COSA NE PENSA DELLA NOSTRA GENERAZIONE?
Penso che la vostra generazione sia molto fortunata perché ha la possibilità di documentarsi sul futuro e su ciò che non conosce molto facilmente. Quando io ho scelto ingegneria all’università sono andata alla “cieca” perché venivo da un liceo classico. Le possibilità della vostra generazione sono infinite e molto spesso capita che si diano per scontate alcune cose. Inoltre le opportunità messe a disposizione non vengono sempre sfruttate e questo mi dispiace. La cura alle cose piccole è un valore che non sempre hanno i giovani e questo è un vostro punto di debolezza.
COSA CAMBIEREBBE AL MAPELLI?
Mi trovo molto bene qui quindi non cambierei molto. Ogni scuola ha ovviamente i propri punti di forza e di debolezza. Riflettendoci attentamente, l’unica criticità riguarda la sua collocazione: opterei infatti, per una location vista mare. Adesso che ci sono i lavori in corso, potremmo approfittare ed allestire un gazebo e una piscina.
LE PIACE IL NUOVO COLORE DELLA SCUOLA?
Sì, mi piace, è bello. Però non ho ancora visto il nuovo logo.
COME DEFINIREBBE IL SUO RAPPORTO CON STUDENTI E COLLEGHI?
Il target di riferimento di questa scuola mi piace. Sia i ragazzi del liceo che quelli dell’istituto tecnico. Mi piace ascoltare e infatti se hanno bisogno sono sempre disponibile, per tutti.
Rispetto al rapporto con i colleghi, non mi piace la resistenza al cambiamento che molti hanno. Mentre io prediligo sempre nuove forme più innovative di cambiamento, alcuni professori non sarebbero d’accordo con me.
QUAL E’ IL SUO SOGNO NEL CASSETTO?
Il mio sogno nel cassetto è riassunto in tutto quello che ho detto durante l’intervista. Più che sogni nel cassetto, sono obiettivi per il futuro. Mi piace porre attenzione a tutti i minimi particolari, quindi di non perdere questa concentrazione. Inoltre mi interessa continuare sempre a imparare e penso che voi studenti possiate aiutarmi in ciò. Oltre a imparare da voi vorrei acquisire più leggerezza, essendo io precisa e sempre attenta ai dettagli, vorrei imparare a sorvolare su determinate cose e prendere le cose così come sono.
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