La mia breve esperienza universitaria

Il Gualto
Scritto da Il Gualto -
La mia breve esperienza universitaria

La fine delle scuole superiori è un momento chiave nella vita di un adolescente: si prendono scelte importanti per la propria vita e si programma un percorso di esperienze da portare a termine per colmare il proprio futuro lavorativo. Chi sceglie l’università, chi un ITS, chi comincia a lavorare e ancora chi un anno sabbatico.

Qualcuno ha idee molto chiare, qualcun altro no. Io per esempio ero uno di quelli che fin dall’inizio sapeva cosa voler fare nella vita: l’ingegnere dell’autoveicolo. Da grandissimo appassionato di auto e di meccanica questa scelta per me era la più logica. Difatti dopo l’esame di maturità ho scelto di iscrivermi all’università, frequentando il corso di Ingegneria Industriale all’Università degli Studi di Pavia.

Le prime settimane sono state molto particolari: non conoscevo nessuno, ognuno stava per i fatti propri, un ambiente completamente diverso rispetto alle superiori. Per non parlare delle aule da 160 persone e dei prof che non conoscono nemmeno il tuo nome. Poi ho conosciuto i primi compagni di corso inserendomi in un gruppetto e da qui le giornate sono diventate un po’ più leggere e semplici da gestire.

Il bello dell’università è che ti puoi gestire tutto in autonomia, il brutto è che devi gestirti tutto da solo. Non c’è nessuno che ti corre dietro, nessuno che ti dice che devi studiare, come del resto nessuno che ti ricorda dello studio. Tutto ciò però aveva fatto nascere in me un fortissimo senso di smarrimento e di incertezza. Mi sentivo come se fossi nel posto sbagliato, come se fossi inadatto a quel posto tanto da me ricercato.

Ammetto che, rispetto a come le persone me la avevano descritta, l’università non mi stava dando quel tanto ricercato senso di libertà. Considerate che la mia routine era abbastanza pesante: Sveglia alle 6:20, treno da Arcore alle 7:05, secondo treno da Milano alle 7:45 e arrivo a Pavia alle 8:25, per poi 20 minuti a piedi dalla stazione al dipartimento. Per non contare poi le materie: Analisi 1 e 2, Algebra e geometria lineare, fisica 1, fondamenti di informatica ed economia. Tutte materie che non mi stavano né appassionando né convincendo della mia scelta e a cui ripensavo ogni giorno in treno nel mentre ritornavo in Brianza.

Difatti, dopo un travagliato periodo di studio e una sessione che ha portato al fallimento di tre esami su quattro, ho cominciato a pensare bene a ciò che stavo vivendo e provando. Il lato negativo dell’università è anche questo: se non passi un esame sei obbligato a rifarlo, non è come un’insufficienza alle superiori che recuperi con un’altra verifica su di un argomento diverso. Anche se l’argomento non ti piace, sei obbligato a studiarlo e a passarlo, altrimenti rischi di andare fuori corso.

Così, a un mese dalla fine della sessione e dopo settimane di tormentati ripensamenti, ho finalmente deciso di firmare la rinuncia agli studi per concentrarmi su qualcosa di più concreto. Non è stata una scelta semplice da digerire: il senso di delusione, fallimento e amarezza che si è creato in me è stato logorante. Però grazie a questa importante svolta ho compreso il mio vero obbiettivo: essere fiero di me e trovare la mia serenità, a prescindere da ciò che gli altri prospettino per me.

Non sarà semplice, ma siamo seri: cosa nella vita lo è davvero? Io penso che nulla lo sia, neanche qualcosa che ti piace, che ami, a cui sei appassionato. Però proprio se qualcosa ti fa nascere la voglia di proseguire, di guardare oltre e di porti nuovi obbiettivi, ciò che di per se è complicato può diventare una sfida rivolta a se stessi. Non sarò laureato, ma quanto meno spero che un giorno potrò finalmente dire di aver ritrovato chi sono per davvero. E auspico che chiunque di voi un giorno si sentirà fuori luogo ad aspettare il proprio treno delle 7:05, abbia il coraggio e la forza di prendere in mano la propria vita e cambiarla come meglio crede.

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Appassionato di automobili e Alfista nel cuore, nel tempo libero scatto foto all'Autodromo di Monza.

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